Il noleggio è un millennials?

di Federica Cantrigliani

Da qualche tempo non si fa che parlare di “millennials”, quasi come una strana razza di persone o soggetti da mettere sotto i riflettori. I nati tra il 1980 e il 2000 che lavorano nel settore del noleggio, hanno dimostrato le loro doti anche al recente congresso Assodimi. Alcuni di loro hanno partecipato e parteciperanno ai corsi di Rental Academy.

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Personalmente, mi hanno sempre fatto un po’ sorridere queste categorizzazioni basate semplicemente sull’anno di nascita, come se bastasse per farti essere in un certo modo piuttosto che un altro; come se un nato in questi anni sia una sorta di ortaggio in serra con una serie di variabili reimpostate da cui è impossibile sfuggire. Io, per esempio sono nata nel 1977, nel pieno di quella che veniva definita Generazione X, dovrei quindi essere geneticamente una figlia depressa della musica grunge (ebbene si, la ascoltavo e ogni tanto la ascolto ancora), della guerra fredda (no, non me la ricordo, per me Reagan era quel tizio pettinato come il marziano Alf) e priva di un’identità sociale e culturale, se non quella del consumismo e legata a doppio filo all’idea del posto fisso e delle 14 mensilità (si, le ho avute e non mi piacevano, tanto che non sono più lavoratore dipendente dal 2008).

Ora il mondo, indubbiamente, è cambiato e cambia rapidamente; ma non possiamo pensare che il cambiamento avverrà attraverso il semplice inserirsi di nuove generazioni che si inventeranno chissà cosa. Anche perché io spesso vedo molti di questi “millennials” – e alcuni non sono molto più giovani di me – che anelano a un posto fisso (magari ancora in banca, super mito anni ’80) e non hanno idea di come districarsi in un mondo che non hanno ancora capito bene, esattamente come noi alla loro età. Figuriamoci in un settore fluido per natura, come il noleggio.

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Una nuova cultura

Sicuramente, negli ultimi anni, complice la crisi e una maggiore sensibilizzazione alle risorse economiche e ecologiche, sta nascendo un nuovo paradigma di possesso basato sul non possesso.

Il noleggio, quindi, sta godendo di un periodo di riscoperta: nel nostro Paese lo vediamo sia per l’aumento di investitori esteri che decidono di approcciare il mercato in modo professionale acquisendo realtà radicate sul territorio, sia per l’incremento di investimenti e start up fondate sul concetto di condivisione e sharing economy.

E qui si arriva al punto critico, perché se è vero che il noleggio ci piace (lo abbiamo detto poco tempo fa riportando i dati dello studio Findomestic) è anche vero che nove start up su dieci falliscono quasi sempre per mancanza di obiettivi chiari e di un piano di business adeguato, o per non aver considerato i rischi correlati.  E così anche idee belle come HiGear, un sito di noleggio di macchine di lusso, ha chiuso perché gli “utenti” non le restituivano dopo l’utilizzo. Stessa sorte per Sharing E Umbrella, strart up cinese, che ha annunciato di essere costretta a mollare il colpo dopo che quasi tutti i suoi 300mila ombrelli sono stati bellamente rubati dagli stand collocati vicino a moltissime stazioni della metro e degli autobus. Due esempi stranieri, tanto per far capire che il problema dell’educazione civica, di cui si nutre la sharing economy, non è solo italiano.

Il noleggio, infatti, spesso è considerato semplice e approcciato con superficialità da chi non è esperto del settore. Non si considerano i rischi correlati al danno e all’appropriazione indebitache spesso rappresenta una delle maggiori perdite economiche. Come tutelarsi allora?

Sicuramente, è utile non improvvisarsi esperti di noleggio, ad esempio affidandosi a consulenti in grado di elencare tutti gli eventuali rischi e valutare come trasformarli in nuove opportunità; definire come tutelarsi e come guadagnare davvero, considerando però tutti i costi accessori spesso dimenticati (manutenzioni, fermo macchina, eccetera), ma soprattutto in grado di farti comprendere quali sono le leve che possono permettere di trasformare un contatto in cliente.

Si, perchè come dicevo all’inizio, malgrado potremmo considerare che il noleggio esista da sempre, è vero che è un po’ millenials e lo sarà sempre, per le congenite componenti innovative che si porta dentro. Figlio anche di una nuova economia, che deve scardinare tutti i paradigmi del possesso a favore della flessibilità legata al servizio e alla risoluzione di un problema momentaneo. Compro un trapano che rimarrà a far polvere per anni e anni inutilizzato in cantina oppure ottimizzo lo spazio e lo noleggio il tempo necessario di fare i buchi che devo fare per assicurare le librerie ed appendere i quadri in casa? Acquisto un computer che dopo un anno è obsoleto o valuto un noleggio per avere sempre una macchina aggiornata e funzionante per il mio lavoro?

Siamo ancora a questi livelli di riflessione, a volte. Ci sono settori in cui è più facile pensare in termini di noleggio, il successo delle piattaforme streaming – dalla musica al video, la scelta è sempre più alta e sempre più italiani si abbonano – ne è l’esempio più liquido. Molti privati si stanno rivolgendo al noleggio a lungo termine per le proprie auto, incorporando bollo, assicurazione e manutenzione in un canone fisso. Ognuno ha le sue motivazioni. Nessuno di noi penserebbe di acquistare una casa per le vacanze, tutti cerchiamo un albergo (i più evoluti magari un airbnb): è un uso temporaneo, no?

In un mercato che cambia, la vera rivoluzione è cambiare. Henry Ford diceva: “Se avessi chiesto alla gente cosa volevano, mi avrebbero risposto un cavallo più veloce”. Il noleggio è indubbiamente un nuovo modo di affrontare il mercato, è come uscire dall’ottica del posto fisso: per molti sarà difficile da digerire ma nemmeno il cavallo più veloce potrà battere una Ferrari (a noleggio, ovviamente).