Automotive

Per i millennial l’auto non è uno status symbol. E le società di noleggio a lungo termine fiutano l’affare

Auto nuove appena uscite dalla fabbrica - Carl Court/Getty Images

Auto nuove appena uscite dalla fabbrica - Carl Court/Getty Images

Trovare un lavoro, mettere da parte un bel gruzzolo e poi dritti al concessionario per comprare la nostra prima auto. Un percorso lineare e abbastanza diffuso per i giovani della generazione X, i nati tra il 1970 e il 1983. Molto meno per i millennial, gli under 35 di oggi, che se avessero la fortuna di possedere dei risparmi, probabilmente li manterrebbero sul conto, li userebbero per comprare casa o per una vacanza da sogno. Una differenza che in parte dipende da una diversa situazione finanziaria, visto che gli attuali trentenni trovano più difficilmente lavoro e hanno redditi più bassi rispetto ai loro genitori.

Tuttavia, la spiegazione è più ampia, perché riguarda anche mutati stili di vita, nuove abitudini, maggiore sensibilità sulle tematiche ambientali e forte propensione all’elettrico. Che li porta a considerare l’auto non più come uno status symbol, ma come un semplice mezzo per muoversi. Sostituibile in città dal trasporto pubblico locale, ma anche da nuove forme di mobilità, come il noleggio a lungo termine e carsharing, o dalle quelle più eco-friendly, come bici e monopattini.

Car sharing a Milano. AGF

Car sharing a Milano. AGF

Senza più il mito del posto fisso, iperconnessa e desiderosa di lanciarsi in nuove attività imprenditoriali, la classe del 1984 (e successive) è alla costante ricerca di una situazione economica soddisfacente e di un lavoro etico e sostenibile. Possedere un’auto, quindi, non è certo un chiodo fisso e neppure una priorità da raggiungere nel breve termine: anzi spesso è un acquisto che viene posticipato, visto che la percentuale di immatricolazioni di vetture ai giovani di 18-29 anni è scesa dal 15 per cento del 2008 all’8 per cento del 2017. Come mostra un’indagine realizzata dalla società di consulenza Bain & Company, che ha coinvolto 2700 persone tra Italia, Germania e Regno Unito, oltre il 50 per cento dei giovani millennial è disposto a utilizzare un veicolo condiviso, ma solo quando è più conveniente o con gli amici: una percentuale che tocca anche le punte del 66 per cento quando si parla di generazione Z, mentre scende al 42 per cento con la generazione X e al 32 per cento con i Baby Boomers.

E in questo contesto mutato rispetto al millennio precedente nascono nuove opportunità di business per i tradizionali operatori del comparto automotive ma anche per nuovi attori. In particolare, calano le immatricolazioni destinate ai privati perché si diffondono le alternative al modello classico della proprietà dell’auto, come il noleggio, il ride sharing o il car sharing. In effetti, se si guarda al mercato negli ultimi due decenni, il ciclo di vendite dei veicoli ha subito enormi mutamenti.

Alcuni ciclisti attraversano la strada mentre le auto aspettano al semaforo, Berlino, Germania – Sean Gallup/Getty Images

Alcuni ciclisti attraversano la strada mentre le auto aspettano al semaforo, Berlino, Germania – Sean Gallup/Getty Images

Come si legge nel rapporto “Osservatorio mobilità 2019: il mercato dell’auto tra evoluzione e rivoluzione” di Arval Mobility Observatory, i primi sette anni del nuovo secolo si sono caratterizzati per livelli record: le immatricolazioni sono oscillate tra i 2,25 e i 2,49 milioni, con l’apice nel 2007 (2,5 milioni). Il grande calo è cominciato nel periodo successivo, con il tonfo nel 2013 quando si sono registrate 1,3 milioni di unità. La curva è già risalita nel 2017 e da lì rimane stazionaria intorno ai 2 milioni di veicoli fino a oggi. I crolli in questi anni sono da imputare alla caduta del prodotto interno lordo, sottolineano gli autori della ricerca, ma la ripresa dei volumi di vendita è stata ostacolata anche da un ciclo economico poco brillante, dall’incertezza e sfiducia economica e sociale.

Mercato italiano auto, immatricolazioni – Arval Mobility Observatory

Mercato italiano auto, immatricolazioni – Arval Mobility Observatory

Più nel dettaglio, la quota di mercato delle vetture immatricolate destinati ai privati si è ridotta del 5,2 per cento in cinque anni, passando dal 62,3 per cento del 2014 al 57,1 per cento del 2018 (tabella in basso). Mentre sono cresciute le quote relative al noleggio e all’area business: la prima è passata dal 19,3 per cento (2014) al 22,7 per cento (2018); l’altra, invece, dal 18,4 per cento (2014) al 20,2 per cento (2018).

Arval Mobility Observatory

Arval Mobility Observatory

Sono diverse le ragioni che hanno causato questa riduzione della vendita ai privati ma, secondo il rapporto dell’Osservatorio, tra gli elementi che guidano i comportamenti d’acquisto dei consumatori c’è la volontà di individuare delle soluzioni che facilitino l’utilizzo del bene e riducano i costi di possesso. “Studiando il mercato ci siamo resi conto che per molti italiani la mobilità spesso rappresenta un problema, perché possedere un veicolo comporta una serie di costi e altre attività che l’utente malvolentieri sopporta. Abbiamo pensato di puntare sul noleggio ai privati quando ci siamo resi conto che questo servizio che offrivamo alle grandi aziende gradualmente veniva richiesto anche dalle piccole e medie imprese”, spiega a Business Insider Italia Dario Casiraghi, direttore generale sme solutions e new business development di Arval Italia.

La società di noleggio a lungo termine si è allargata all’emergente mercato dei consumatori privati aprendo uno store specializzato a Torino, che propone auto a una tariffa fissa mensile in un pacchetto all inclusive che ingloba tutti i servizi necessari per la gestione del veicolo. “Grazie anche alle pmi le immatricolazioni destinate al noleggio sono cresciute di circa 200 mila unità in cinque anni. E questo trend positivo sta emergendo anche nel segmento dei privati”

iStock

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Come evidenzia una ricerca di Aniasa, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, oggi sono circa 40 mila gli italiani che all’acquisto hanno preferito il noleggio a lungo termine con un costo fisso e predeterminato. E a fine 2019 dovrebbero raggiungere quota 50.000. Certo si tratta di una cifra ancora piccola ma in forte crescita e con un enorme potenziale secondo Dario Casiraghi. Soprattutto se si guarda ai millennial.

“Abbiamo fatto analisi di mercato per individuare tutte le caratteristiche che i clienti più giovani cercano in un’auto, soprattutto per capire cosa li avrebbe avvicinati a forme di mobilità diverse dalla proprietà. Così abbiamo sviluppato dei prodotti e delle offerte ad hoc per questa clientela”, spiega Casiraghi. Che puntualizza: “Non è solo una questione di soldi per cui, in un contesto di precarietà economica, il consumatore (o la sua famiglia) ci pensa più di una volta prima di fare un investimento per comprare una macchina da 10, 15 o 20 mila euro. È anche una questione culturale, perché più che possedere l’auto, interessa utilizzarla, magari con un pacchetto di servizi già incluso – dall’assicurazione alla manutenzione fino all’assistenza – che elimini tutte le problematiche connesse alla proprietà”.


Rc Auto: l’Ania chiede nuove norme per un mercato che è cambiato

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La riforma del mercato Rc auto s’impone. Il mercato, sostiene fortemente l’Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici, è molto cambiato negli ultimi anni ed è destinato a ulteriori cambiamenti nel prossimo futuro.

L’Ania, in particolare, sottolinea come nel frattempo il settore abbia registrato non solo l’arrivo delle auto a guida assistita e dei veicoli con la guida automatica, ma che sia stato stravolto  dal successo del leasing o del noleggio a lungo termine.

Nel frattempo, negli ultimi sette anni, le polizze Rc auto hanno accusato una parabola discendente: nel 2018 il premio medio rc auto è stato pari a 414 euro. Questo valore è invariato rispetto al 2017, ma risulta inferiore del 25% dal 2012 (mentre le distanze territoriali si sono ridotte di circa il 40%). Nello stesso periodo, ha affermato Maria Bianca Farina, presidente Ania, è fortemente calata anche la differenza con il premio medio dei principali Paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), passata da 213 a 72 euro. 

Altro dato positivo sull’andamento del mercato Rc emerge dall’Osservatorio Assicurazioni Auto di Segugio.it secondo cui, nel primo semestre è risultata in aumento la percentuale di utenti nella prima classe di merito (+1,8% semestrale) ed è aumentata, in sintonia, anche la percentuale di utenti che non hanno commesso sinistri negli ultimi 5 anni (all’85,6%, un punto in più sulla seconda metà del 2018). 

Farina, la concorrenza aiuta ad abbassare le tariffe

Scendendo nei dettagli della relazione annuale dell’Ania, risulta che la raccolta premi complessiva delle imprese di assicurazione italiane nel 2018 è stata di 135 miliardi di euro, in rialzo del 3,2% sull’anno precedente. A questo risultato complessivo hanno contribuito sia il settore vita (102 miliardi, +3,5%) sia i rami danni (33 miliardi, +2,3%).

A questi premi si devono aggiungere quelli raccolti dalle imprese europee che operano in Italia, pari a 13 miliardi nel vita e 5 miliardi nel danni. I risultati del settore Rc Auto, illustrati dall'Ania durante l'assemblea annuale, ha spiegato Farina, mostrano “andamenti molto positivi dovuti alla forte concorrenza fra le imprese, alla presenza crescente della telematica, dove l'Italia è al primo posto nel mondo, e al calo delle frodi, peraltro ancora troppo diffuse”.

Proprio su questo tema la presidente ha ricordato che l’associazione “ha promosso un Osservatorio che, con il sostegno dei suoi associati e grazie anche al contributo di tutte le istituzioni preposte alla prevenzione e repressione del fenomeno, dovrebbe garantire risultati tali da tradursi in benefici sensibili sui prezzi dell'intera utenza”. 

Necessaria emanazione della tabella di legge su macrolesioni

Per tutti questi motivi, ha insistito Farina, il Governo dovrebbe fare uno sforzo per “una revisione organica della normativa Rc auto, oggetto fin qui di troppe e non sempre coordinate modifiche”. Inoltre, ha aggiunto, bisogna fare in modo di “valorizzare i principi fondanti della funzione svolta dalla Rc auto (mutualità, compartecipazione al rischio, sostenibilità tecnica ed educazione ai comportamenti virtuosi)”, tenendo anche conto dei cambiamenti che ci sono stati nel frattempo nel settore.

In particolare, ha affermato, sarà fondamentale “dare assetto definitivo e stabile alla materia del risarcimento del danno alla persona”, in particolare, ha concluso, si rende quanto “mai necessaria la tempestiva emanazione della tabella di legge sulle macrolesioni, che garantirebbe vantaggi in termini di parità di trattamento e di riduzione del contenzioso, con conseguente positivo impatto sui costi complessivi dei risarcimenti e, quindi, sui premi”. 

Nel frattempo, chi volesse stipulare una polizza Rc auto può consultare Segugio.it, dove trova le offerte più aggiornate delle varie compagnie, compararle e scegliere e sottoscrivere quella più conveniente. È un sito dedicato, che offre tutti i tipi di polizze e, come riportato dalla notizia dal titolo “Pratica ed economica: ecco la polizza Minikasko”, anche suggerimenti su come risparmiare.

A cura di: Fernando Mancini


Fonte: Segugio.it

Auto mild hybrid, come funziona l’ibrido leggero

di Vincenzo Bonanno

Le auto ibride mild hybrid sono sempre più diffuse. Si tratta di una soluzione economica per il Costruttore, dai costi inferiori rispetto alle altre tipologie di ibrido. Questa tecnologia non consente di far avanzare l’auto senza il contributo del motore a combustione interna, ma promette di ridurre consumi ed emissioni.

La tecnologia mild hybrid (o propulsione ibrida leggera) è meno sofisticata tecnicamente, ma soprattutto meno costosa per il costruttore e il cliente finale. Per questo motivo miete sempre più proseliti.

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Una strada recentemente intrapresa da varie Case: così abbiamo il mild hybrid Suzuki, il mild hybrid Audi, il mild hybrid Mercedes-Benz, il mild hybrid Land Rover, il mild hybrid Ford, il mild hybrid Hyundai, il mild hybrid Kia, il mild hybrid Mazda, il mild hybrid Volkswagen e il mild hybrid Volvo.

Anche se le auto ibride avanzano a doppia cifra, secondo l’opinione di molti analisti il vero impatto sul mercato delle auto amiche dell’ambiente sarà quello delle auto mild hybrid. Si tratta di motorizzazioni termico-elettriche in cui il motore a zero emissioni non può spingere l’auto senza il contributo del propulsore a combustione interna. Esistono sia le auto mild hybrid diesel, sia le auto mild hybrid a benzina.

Approfondisci: le varie tipologie di auto ibride

COME FUNZIONANO I MOTORI DELLE AUTO MILD HYBRID

Attualmente le auto mild hybrid si avvalgono di un impianto elettrico parallelo, alimentato da batterie a 48 Volt o a 12 Volt, con tecnologia al litio. Gli accumulatori supplementari lavorano insieme ad un motore elettrico di piccole dimensioni (le cui funzioni, in alcuni casi, vengono sostenute da un motorino d’avviamento “maggiorato” e collegato all’alternatore), accoppiato all’unità termica attraverso una cinghia o mediante l’albero motore. Il compito del motore elettrico è di recuperare l’energia cinetica che si sviluppa nelle fasi di frenata.

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A seconda dei modelli e del costruttore, il sistema mild hybrid funziona in modo differente: supporta il motore termico nella fase di ripartenza del veicolo e nelle accelerazioni, alleggerendone il compito e riducendo i consumi e le emissioni; consente di avanzare per inerzia e veleggiare con il motore spento; permette di ottimizzare la funzione start&stop, consentendo lo spegnimento e la riaccensione del motore in fase di veleggio a qualsiasi velocità; utilizza l’energia cinetica in fase di recupero, sfruttata per ricaricare la batteria dello starter.

La categoria delle auto mild hybrid 2019, quindi, comprende:

  • modelli in cui l’elettrico si limita a recuperare un po’ di energia nei rallentamenti e nelle frenate, utilizzandola per avviare silenziosamente e rapidamente il motore termico;

  • vetture in cui il motore elettrico aiuta il motore a combustione interna nelle accelerazioni.

Leggi anche: come funzionano i motori part time, una soluzione per ridurre i consumi

QUALI SONO I VANTAGGI DELLE AUTO MILD HYBRID

Le auto ibride mild hybrid sono, quindi, vetture che presentano un comparto elettrico (e relativa batteria) di dimensioni e complessità più contenuti rispetto alle ibride tradizionali, con un conseguente prezzo di listino più abbordabile.

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Come abbiamo visto in precedenza, però, il motore elettrico delle auto mild hybrid non è in grado di muovere l’auto in modalità puramente elettrica. Ne derivano, all’atto pratico, un consumo energetico inferiore, una maggiore efficienza e una manciata di potenza in più, utile in accelerazione e in partenza dopo la frenata.

Le auto mild hybrid, omologate come auto ibride, godono delle agevolazioni ed esenzioni dal pagamento del bollo in varie Regioni d’Italia (incluse le due province autonome). In aggiunta, non sono soggette ai blocchi del traffico, accedono senza costi alle ZTL e all’Area C di Milano. Vantaggi che si accompagnano alla riduzione dei consumi e delle emissioni.

L’attuale tecnologia mild hybrid promette una riduzione del 10% e anche oltre (si stima fino al 15-20% nella circolazione urbana) in termini di consumo di carburante ed emissioni di CO2.

Tra i punti di forza delle motorizzazioni mild hybrid, ci son anche il peso inferiore e le dimensioni ridotte della componentistica: il pacco batterie e lo stesso motore elettrico sono molto più compatti rispetto alle medesime parti di un’auto full hybrid. Il vantaggio è rappresentato dal minor costo di questa tecnologia.

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Cambiano le automobili e cambia con loro il concetto di mobilità

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Driveline, la realtà fondata da Attilio Di Mauro, risponde alle esigenze di un mercato dell'automobile in rapida evoluzione.

Che cosa è il Noleggio Lungo Termine (NLT)? "Il noleggio è un contratto in forza del quale il cliente, scelta una vettura, si garantisce la mobilità per un certo periodo di tempo e per un certo numero di chilometri. A fronte di ciò paga un canone che comprende una completa serie di servizi: manutenzione ordinaria e straordinaria, coperture assicurative (RC, Furto Incendio Rapina, Kasko, Cristalli, Eventi naturali e socio.politici), Assistenza stradale 24/7 e molto altro "- spiega Attilio Di Mauro, amministratore unico di Driveline, società specializzata nel noleggio a lungo termine.

La crescita

Per quali motivi il NLT è in costante crescita. "Il fenomeno del noleggio si afferma oramai da diversi anni, perché le dinamiche del mercato stanno totalmente cambiando. I motivi sono diversi: il concetto di proprietà sta progressivamente lasciando spazio a quello di utilizzo, la competizione tra società di noleggio rende i canoni via via più vantaggiosi, le proposte sono sempre più mirate (e adesso studiate anche per i privati), e conseguentemente, si è di fatto ampliata la platea dei potenziali clienti. Da non sottovalutare, inoltre, la necessità di avere costi certi, una vettura sempre in perfetta efficienza e la possibilità di avere un contratto che metta al riparo da potenziali , sgradite sorprese economiche. Tutto ciò fa del NLT la soluzione più adatta, moderna e plasmabile in relazione alle esigenze dei singoli clienti. Driveline, avendo sin dagli esordi avviato una stretta collaborazione con tutte le principali società internazionali di noleggio che operano in Italia, può offrire alla propria clientela un ventaglio veramente completo di tutte le promozioni e di tutte le quotazioni più vantaggiose che vengono via via proposte al pubblico.

Esperienza trentennale

Driveline vanta trent'anni di esperienza nel settore automobilistico, ha cinque sedi in Italia (Padova, Milano, Bologna, Roma e Napoli, dove si trova il centro di elaborazione dati), e si avvale della collaborazione esterna di oltre 15 agenti/consulenti presenti sull’intero territorio nazionale. Ciò consente a Driveline di offrire ai propri clienti la risposta ad ogni domanda e trovare sempre la soluzione più calzante per le proprie esigenze di mobilità.

Una società sempre attenta alle esigenze del cliente

Driveline è una società che si occupa di noleggio a lungo termine. È specializzata nella ricerca, per conto della clientela, delle migliori quotazioni di noleggio che il mercato offre. Driveline è un Broker indipendente. Come funziona? Una volta comprese le esigenze del proprio cliente, l'azienda fondata da Attilio Di Mauro scandaglia l'intero mercato alla ricerca delle proposte che lo possano soddisfare maggiormente. Dopo aver sottoposto al cliente le diverse opzioni, Driveline valuta direttamente con lui il Price Crossing e garantisce anche dei report di analisi periodici.

Un servizio che viene svolto in maniera assolutamente indipendente perché - pur collaborando con tutte le grandi società di noleggio - Driveline non è vincolata a nessuna di queste. Una libertà che garantisce assoluta obiettività. L'unico scopo per Driveline è la piena soddisfazione del cliente. La consulenza e la professionalità di Driveline sono disponibili per tutti senza alcun impegno, semplicemente cliccando sul sito www. driveline.it o chiamando il numero verde 840 084 010.


Mobilità elettrica, car sharing, guida autonoma: quale sarà il futuro dell’auto nei prossimi anni?

di Vincenzo Bonanno

Come cambierà l’automotive nei prossimi anni? Un’indagine di AutoScout24, realizzata da Nielsen, prova a immaginarlo. Impennata delle auto ibride, ma le auto diesel e benzina non scompariranno, grazie a motori più puliti ed efficienti. Sì alla guida autonoma, ma solo se controllata. Per il car sharing, invece, bisogna pensare a nuovi modelli di business, sostenibili a livello finanziario.

Auto elettrica, condivisa e a guida autonoma, per una mobilità sempre più sostenibile: come si trasformerà lo scenario automotive nei prossimi anni e quali saranno i trend che influenzeranno le scelte dei consumatori?

Lo rivela un’indagine di AutoScout24, il portale di annunci auto e moto leader in Europa, dal titolo “Italia mobility 2030 – I nuovi orizzonti della mobilità. Elettrico, car sharing, guida autonoma: tante strade, un unico futuro”, realizzata da Nielsen. Un viaggio sul futuro della mobilità.

AUTO IBRIDE, ELETTRICHE, DIESEL, BENZINA, GPL E METANO: IL FUTURO DELLE ALIMENTAZIONI

Le auto a benzina e diesel non moriranno ma si evolveranno, anche con l’avvento dell’elettrificazione. Nei prossimi 10-15 anni, infatti, si farà più attenzione al risparmio e all’ambiente, con una netta preferenza verso le auto ibride.


Nel dettaglio, il 71% dei consumer sceglierà un’auto ibrida (tendenza emergente anche a Milano, 75%, e Roma, 65%), il 58% l’auto elettrica, il 41% il GPL, il 37% il metano. Il 32% opterà per i veicoli a benzina. 

Solo il 27%, invece, si orienterà sul diesel (a Milano il dato crolla all’11%), prevalentemente in un’ottica di risparmio (44%). 

Proprio il diesel, per gli esperti non morirà, così come i motori benzina, ma ci saranno sul mercato evoluzioni sempre più efficienti e motori diesel più puliti e performanti, che resisteranno soprattutto per le auto più grandi e potenti. 

L’elettrificazione è già in atto ma, tuttavia, al momento è un sogno per pochi e le barriere da superare per gli utenti sono molte, riconducibili soprattutto ai costi troppo alti (60%), alla scarsa autonomia in modalità elettrica e alla mancanza di stazioni di ricarica delle auto elettriche (56%). 

CAR SHARING

servizi di sharing, già protagonisti nelle grandi città, rappresentano un altro tema controverso: secondo gli esperti, l’attuale sistema della condivisione dell’auto (car sharing) non è sostenibile dal punto di vista finanziario. In futuro, bisogna mettere a punto nuovi modelli di sviluppo per garantirne l’esistenza. 

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Usato settimanalmente solo dal 3% dei consumatori, questo modello di mobilità probabilmente non costituirà mai un’alternativa all’acquisto dell’auto e rimarrà “frammentato”, trovando sempre più spazio nella micro-mobilità cittadina e abbracciando i concetti di sostenibilità e personalizzazione.



“Coscienza green e lotta alle emissioni, trend di mobilità sostenibili e alimentazioni alternative, riqualificazione urbana, tecnologia e connettività. Ci troviamo in una fase di grandi trasformazioni che impatteranno sul nostro modo di pensare e di comportarci. Un cambiamento culturale più che un semplice cambiamento di abitudini, che abbiamo voluto raccontare nel nostro viaggio verso il 2030, guidato dagli attori chiave del settore automotive (esperti, rivenditori e consumatori). Nei consumatori stanno crescendo attenzione e sensibilità per nuove forme di mobilità, c’è voglia di cambiamento, ma anche scetticismo che si scontra con limiti e barriere di un sistema non ancora pronto. Le nostre città si stanno evolvendo e trasformando, ci sono grandi investimenti in corso in infrastrutture e tecnologia. La strada è ancora lunga, ma analizzarla fin da adesso ci aiuta ad accorciare le distanze e a capire cosa ci aspetta e come intervenire”.
Gioia Manetti, Vice President International di AutoScout24.

Approfondisci: quando il car sharing deve arrendersi

GUIDA AUTONOMA

La guida autonoma rappresenta un traguardo futuristico. Secondo gli esperti, si tratta di un processo lento: sarà fondamentale il supporto delle istituzioni, soprattutto per la creazione di infrastrutture speciali, necessarie a garantire sicurezza. 


Allo stesso modo, il traguardo della guida autonoma è lontano per i consumatori, i quali, nonostante riconoscano tra i benefici certamente un maggior relax nella guida, accessibilità (50%) e sicurezza (38%), riconducono grossi limiti nei costi elevati (58%), nelle difficoltà a stabilire le responsabilità in caso di incidente (45%) e nella mancanza di fiducia verso la tecnologia/intelligenza artificiale (44%).

Leggi anche: cosa indicano i vari livelli della guida autonoma?

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